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  • David Gemmell, La Leggenda dei Drenai

    Opera prima di uno dei più amati e influenti autori di heroic fantasy, La Leggenda dei Drenai è un romanzo non privo di difetti ma ciò non inficia la sua capacità di suscitare qualcosa di intimo e profondo, risuonare in esso e rimanere impresso a fuoco nella memoria del lettore. A sostenere la narrazione, così come la resistenza degli assediati di Dros Delnoch – ultima fortezza a difendere l’impero Drenai di fronte all’inarrestabile avanzata del popolo guerriero dei Nadir – è Druss, leggendario guerriero ormai prossimo alla fine di una vita trascorsa sui campi di battaglia e nel doloroso ricordo di un amore che gli è stato tragicamente portato via. Ma la forza di questo libro risiede anche nella sua coralità e, intorno alla figura dell’anziano eroe – che innerva in loro coraggio attraverso l’esempio – ci sono coprotagonisti altrettanto memorabili, i cui archi narrativi sono trasformazioni interiori che avvengono attraverso la resa dei conti di ciascuno col proprio passato.

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  • Daniel Polansky, The Builders

    In meno di duecento pagine, The Builders avvolge il lettore nelle spire di una cruda storia di vendetta dai fulminanti e inaspettati colpi di scena e dai personaggi memorabili, tratteggiati dai magistrali, asciutti colpi di pennello di Daniel Polansky, autore il cui talento è purtroppo quasi sconosciuto al pubblico italiano. L’ambientazione, le tematiche e il dispositivo della narrazione sono tipici di un western e stridono solo in apparenza con l’aspetto dei personaggi, animali senzienti, mentre si coniugano alla perfezione con la loro natura caratteriale e comportamentale: il Capitano, un ratto mercenario dall’indole imperscrutabile e dai modi implacabili e minacciosi, è deciso a ottenere vendetta per il tradimento subito cinque anni prima al termine della una guerra civile che aveva devastato i Giardini e inizia, quindi, a rintracciare i suoi ex-commilitoni superstiti. The Builders si può considerare una sorta di intenzionale rovesciamento della favola esopica, se si vuole: gli animali parlanti sono sempre rappresentazioni (anche se qui assai meno monodimensionali) di caratteri e pulsioni umane ma non come protagonisti di un racconto allegorico in funzione d’insegnamento morale bensì di un’avvincente storia pulp-western densa di sangue, duelli e doppi giochi. Nonostante la sua coralità, questo romanzo è condensato in una forma narrativa breve che concede il giusto spazio a ogni personaggio senza che nessuno di loro risulti alla fine anonimo o estraneo al cuore della vicenda, mentre Polansky la racconta con voce elegantemente sobria e icastica. A conti fatti è anche grazie questa sua caratteristica di brevità che l’alchimia del romanzo, tra azione, dialoghi, ironia tagliente e accenni agli antefatti della vicenda narrata (del tutto funzionali rispetto all’agile trama) si realizza alla perfezione in un’esperienza di lettura di puro intrattenimento e assai difficile, per il lettore, da dimenticare.

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  • Brian Keene & Steven L. Shrewsbury, Il Re dei Bastardi

    Scritto a quattro mani dall’autore horror di culto Brian Keene e dal finora inedito (da noi) Steven L. Shrewsbury, Il Re dei Bastardi segna l’inizio (in ordine di pubblicazione) delle avventure di Rogan, leggendario, anziano barbaro asceso al trono dopo aver attraversato il mondo come mercenario, pirata e condottiero, lasciandosi dietro una scia di morte e devastazione. Annoiato dalla vita di corte e dalle beghe di governo, il re decide di imbarcarsi con il giovane nipote Javan – tanto colto, raffinato e abile con l’arco quanto lo zio suo sovrano è ruvido, cinico e sprezzante – in una spedizione esplorativa. Ma è proprio mentre si trova a mezzo mondo di distanza che una grave minaccia oscura l’orizzonte del suo regno. Questa non è una storia nei cui personaggi ricercare complesse sfumature morali nè, nella sua trama, intricate linee narrative: è pura evasione, condensata nei fendenti – non solo d’acciaio affilato ma anche verbali – del protagonista e del suo giovane compagno. Mentre saluta con riverenza i capolavori del passato – quelli dei maestri di Weird Tales e dello sword & sorcery – il romanzo forgia la propria cifra stilistica con toni pulp e horror – che qui spazia da accenni splatter a un respiro cosmico, lovecraftiano – con prosa e ritmo vividi e incalzanti, con l’assenza di compromessi nei confronti del lettore, con la spudorata esasperazione delle vicende e dei loro attori. La compattezza non toglie nulla alla cura estetica e alla qualità editoriale di questo volume, pubblicato da Lettere Elettriche come partenza di una nuova collana, Badlands, che intende offrire ai lettori italiani narrativa fantastica adulta di qualità. Dall’apparato redazionale e bibliografico alla copertina e alle illustrazioni interne, Il Re dei Bastardi è un ottimo prodotto che dimostra quanto l’editoria indipendente sia da noi linfa vitale per ampliare e differenziare la proposta di settore.

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  • Seth Dickinson, The Traitor Baru Cormorant

    L’infanzia della piccola Baru – che ama i numeri e le stelle – comincia a frantumarsi il giorno in cui delle vele rosse appaiono all’orizzonte dell’isola dove vive con la madre e i due padri. La flotta dell’Impero delle Maschere non approda però a Taranoke per conquistare con la violenza ma con armi molto più efficaci: l’economia e l’Incrasticismo, una dottrina ideologica fa dell’eugenetica la base del progresso e che, di conseguenza, condanna ogni diversità. Scelta a causa delle sue notevoli doti intellettuali per frequentare la scuola imperiale dell’isola, Baru è decisa a prendersi la sua vendetta scalando il sistema educativo e la burocrazia del Leviatano che ha divorato Taranoke, per ottenere così dal suo stesso nemico l’istruzione e poi il potere necessario a causarne la fine. Con uno stile misurato ed efficace, Dickinson cesella la storia di una vendetta sottile, machiavellica, il cui veicolo è la sua protagonista, inesauribile catalizzatrice di una trama strutturata come un meccanismo di precisione fatto di ingranaggi affilati che infine deflagra in uno dei finali più emotivamente sconvolgenti nella storia recente della narrativa fantastica. In un complesso mosaico di manovre politiche ed economiche, tradimenti, amori e amicizie, Baru è capace di generare da parte del lettore una straordinaria empatia e, dopo poche pagine, una forte repulsione: quanto si è disposti a sacrificare di se stessi se la vendetta è l’unico motivo per continuare a vivere? The Traitor Baru Cormorant – nel cui sottotesto c’è una potente metafora della pervasività delle narrazioni culturali e della possibilità di scardinare la riscrittura della storia da parte di coloro che ne risultano i vincitori – è un romanzo raro perchè interroga la natura umana a un livello così profondo da lasciare dentro un segno che dura per sempre. Un capolavoro colpevolmente ignorato, finora, dall’editoria italiana.

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  • Brandon Sanderson, Parole di Luce

    Strutturato allo stesso modo del suo precedessore, questo secondo tomo delle Cronache della Folgoluce è principalmente la storia di Shallan laddove il primo lo era di Kaladin: la maestria di Sanderson è nello sviluppare protagonisti e personaggi secondari e nel farli muovere all’interno della complessità della sua saga, rendendo le proprie creazioni memorabili anche quando non hanno un ruolo di primo piano nella storia. Pur offrendo meno azione rispetto alla Via dei Re, la qualità deParole di Luce può essere letto come una lunga, articolata preparazione a un finale spettacolare, capace di tenere il lettore col fiato sospeso per decine di pagine, con cambi repentini del punto di vista, situazioni estreme dal taglio cinematografico, il verificarsi di eventi che concludono alcune tra le principali linee narrative aperte nel primo volume. E, nel finale, l’autore porta i singoli protagonisti a una nuova partenza per quello che li attende nel prosieguo della decalogia.

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  • RJ Barker, L’Età degli Assassini

    L’Età degli Assassini, di cui molto difficilmente vedremo in Italia i due seguiti, è una storia dalle due anime: da un lato, un romanzo di formazione incentrato sul suo protagonista e voce narrante, Girton, un giovane apprendista assassino; dall’altro, un mystery che segue la missione di quest’ultimo e della sua maestra, Merela Karn. I due generi si amalgamano tra loro sostanzialmente bene pur con alcune difficoltà di gestione e ingenuità da parte dell’autore, che invece dimostra notevoli abilità nello sviluppare il rapporto tra i due personaggi e nel dipingere un’ambientazione, quella delle Terre Spossate, dal non comune tono crepuscolare e post-apocalittico.

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  • China Miéville, La Città & la Città

    La storia narrata nella Città & la Città ha un’ossatura noir con forti elementi new weird e il suo congegno narrativo è fluido e privo di passi falsi ma qui, a essere pienamente dispiegata, è la potenza immaginifica di China Miéville: Besźel e Ul Qoma, due città, due culture che condividono lo stesso spazio e tempo e i cui rispettivi abitanti sono obbligati per legge a “disvedersi” reciprocamente, non possono che far pensare alle realtà urbane del nostro mondo, divise da muri o abitate da etnie e culture tra loro in contrasto o in cui, più diffusamente, si è abituati a ignorare ciò che avviene intorno a sé. Dal genio di China Miéville.

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  • Tommaso Braccini, Indagine sull’Orco

    Sebbene la figura dell’orco risulti assai familiare a ogni appassionato del fantastico, in pochi conoscono le origini e il percorso che, nella storia della cultura popolare così come in quella cosiddetta “colta”, questo mostro ha compiuto nei secoli. Riuscire a tracciare tale cammino, individuando quelli che possono essere i trait d’union di una figura così straordinariamente diffusa nella cultura occidentale, così longeva e dalle caratteristiche così multiformi, è lo scopo che Tommaso Braccini si propone di raggiungere in questo saggio. Il retroterra culturale e l’accuratezza degli studi dell’autore sono impressionanti in quanto ad ampiezza e a profondità, e sono proporzionali alla sua abilità espositiva e a un gusto unico nel raccontare i risultati della sua indagine, arricchiti da numerose e precise citazioni e da un apparato di ulteriori testi e di approfondimenti contenuto dalle tre appendici del volume. Un libro imprescindibile per chiunque voglia approfondire questa figura così centrale nell’immaginario, e una lettura assai consigliata a ogni appassionato del fantastico.

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  • Adrian Tchaikovsky, Frammenti della Terra

    Frammenti della Terra è una vera e propria epopea, un’epica interplanetaria declinata secondo il moderno approccio alla space opera. Si inserisce con merito e autorevolezza nel solco tracciato, tra altri, da autori come Iain M. Banks, Dan Simmons, Alastair Reynolds e James S. A. Corey, confermando Adrian Tchaikovsky come uno dei migliori interpreti del genere.

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